Bister Elisabeth - Arte Mediterranea

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Bister Elisabeth

Artisti 2021
Opere
Capanne 2020
Radici 2021
Palazzolo Acreide 2019
Palazzolo Acreide II  2019

BISTER  ELISABETH è nata a Heidelbfgu- ( Germania) e vive da oltre quarant'anni a Riposto (Sicilia).
Mail: elisabethbister@gmail.com
1967/1969- frequenta l'atelier di Peter Dreher, docente presso la sezione distaccata di Freiburg dell'Accademia di Belle Arti di Karlsruhe, dedicando una particolare attenzione allo studio della natura morta.
1973 - si trasferisce in Sicilia.
1978/1989 - studia la figura umana: ritratti in ambiente chiuso e all'aperto, olio su tela.
A partire dal 1990 - crea, modella decora opere di vario tipo in das e terracotta.
1995/1996 - visita Gibellina (TP). Dalla rivisitazione delle opere d'arte installate nella città e nei dintorni nascono tele ad olio, schizzi e disegni.
1997/2009 - ricerca su diversi siti archeologici minori (principalmente necropoli dei Monti Iblei) compreso l'aspetto geologico e mineralogico della Sicilia. In seguito realizza collage e composizioni con pietre, cocci e sabbie riproponendo i colori della terra siciliana.
2005 - ciclo delle vecchie case cantoniere e di stazioni ferroviarie dismesse eseguito attraverso tecniche miste;
2012/2013 - elaborazione di siti e zone archeologiche con uso di carte militari, ciclo di tele e disegni su Giarranauti (concerie bizantine nella zona di Pantalica).
Ritorno a Poggioreale (Valle del Belice).
2014- ciclo di lavori su "Reperti" archeologici (collage su tavole di legno);
2015/2016 - lavori sui giochi da tavolo, collage su tavole di legno con carta e das colorato. Variazioni su giochi come "Memory", gioco dell'oca ecc.
2016/2017 - Viaggio in Iran, serie di disegni e collage su legno con tema "palazzo di Persepoli"; 2018       - archeologia costa orientale della Sicilia, opere su carta;
2019/2020 - disegni e collage con fogli sovraesposti sul sito di Palazzolo Acreide;
2021           - ritagli di fotografie, disegni e collage col tema dell'archeologia intorno al mare mediterraneo.
 
IL RESPIRO DELLA TERRA
Elisabeth Bister
 
"Già da piccola, mi ricordo per terra a cercare ciottoli e pietre, ... " così si descrive nell'immediato Elisabeth Bister, artista di origine e formazione tedesca che dal 1973 vive e lavora a Riposto, formazione artistica avvenuta in Germania all'Accademia di Belle Arti e nell'atelier di Peter Dreher a Friburgo.
La ricerca di una poetica individuale si compie negli anni attraverso percorsi e tappe che la vedono infaticabile esploratrice di siti archeologici e profonda conoscitrice di tecniche e materiali.
 
Le Pitture
La produzione della Bister è per quantità notevole ed eterogenea. Le pitture qui proposte appartengono alla fase della maturità artistica e compongono la sintesi formale di un percorso nel quale materia e colore si fondono e rapprendono in forme depurate da sterili ridondanze. Risultato di una ricerca e di un lavoro che risale verso l'originaria struttura dell'arte e al compimento dell'Ar, del Fare.
Il Fare dell'arte e dell'artista è qui configurato come nascita, generazione e divenire del nuovo poiché è un Ar (Fare) che si misura con il sacro, con la tensione che anima l'Idea finché questa non si tras-muta in opera compiuta.
In questo percorso, l'Artista accompagna le cose nel loro farsi e le espone, quando sono compiute, al giudizio esterno, richiamando a sé il processo che noi tutti definiamo "creativo" sinonimo di divino.
Gli stilemi formali della ricerca pittorica della Bister attingono alla passione per i materiali, per il   paesaggio e per i siti archeologici della Sicilia.
Le pietre, che l'artista ricerca e utilizza, provengono dai luoghi del Mito siciliano: Segesta, Cusa, Selinunte, Megàra, il Castello di Eurialo, Noto, Pantalica e da luoghi e paesaggi nascosti, ai più sconosciuti, ma di pari forza e pregnanza: Montagna di Marzo (tra Piazza Armerina e Barrafranca), Monte Bubbonia (tra Piazza Armerina e Gela), Sabucina presso Caltanissetta, tutti fonte di ispirazione per le opere esposte. Questa dicotomia, tra luoghi   storicizzati dall'opera architettonica e luoghi storicizzati dall'opera della natura e del tempo, attraversa, in forma di riflessione e tensione costante, la produzione della Bister ed è individuabile anche nel ciclo dedicato alla stazioni abbandonate. Edifici, un tempo preposti a   frenetiche attività, ormai dismessi, insediati nel paesaggio circostante, divenuti elementi urbani di una nuova Storia e di un nuovo Paesaggio percettivo. Li intravediamo a volte nel cuore urbano, dinamico e fremente, o nella campagna fuori città, con le facciate e i colori lavorati dal tempo che insiste e s'infiltra con muschi e licheni per riportare alla Terra la propria materia. Simulacri di memoria, di una Sicilia ormai abbandonata e silente.  Ritmo compositivo con stesure larghe e colori saturi, ocre, terre, rossi densi e vibranti, luce radente o avvolgente li riportano al nostro sguardo, si vedano:"Muro rosso di fabbrica” "Stazione Noto Marina", "Casa cantoniera” “Rosso ANAS".
L'artista decontestualizza il frammento, dispone il materiale, si tratti di opera architettonica dal tempo trasfigurata o di opera naturale che la Terra ha composto e lo ricompone. I residui fasti di acropoli, torri, temenos e megaron, necropoli, latomìe, mètope, ipogèi, templi, steli e basamenti si sommano a linee e a nuovi materiali, diventano forme organiche informali o forme antropomorfe.
Emerge la forza originaria e primigenia della Terra, la materia, che la Terra stessa compone e rilascia nel suo lento respiro, posta ad uso degli umani per comporre ed edificare.
In uno scambio misterico e perenne: Tufo e pietra lavica, Luce e Oscurità  o Leggerezza e  Forza della materia, Simili e Opposti giungono a noi dislocati e ricontestualizzati. Particelle di un "fuori" che, approdato sulla tela costituisce il" dentro".
Nelle opere dell'artista affiorano l'essenza, la scorza, la struttura, la porosità e la consistenza della mater/materia, non come cimelio o katalogos citazionista ma come fresca sostanza plasmata e immessa nel nuovo respiro della Terra. Icone della Terra, le pitture della Bister sono polimateriche realizzate   con una   tecnica pittorica strutturata e decisa e con l'utilizzo di clii, pietre, das, acquerelli, carta, reperti, sabbia, collage, carboncino.
In "Montagna di Marzo", "Val di Noto", "Pietra a due tempi", "Gibellina con 3 massi" la pittura, vivida e veloce diventa vento, aria connaturata al paesaggio, sibilo silente del tempo. La conoscenza e il gusto per l'Astrazione conduco no a figurazioni a volte scarne, silenziose, simili a sud ari della Terra, si vedano "Tracce e sentieri", "Monte Bubbonia","Tomba di Erode", con l'uso di cromie sature di bianco ed ocra o a figurazioni accese da vividi colori e colme di Storia: "Capanne", "Totem e Capanne", "Val di Noto". In queste ultime emerge con forza   l'interesse per la struttura architettonica, primo segno  di  un'identità  del sé e del luogo, per  il gesto che delimita e  compone  il/imes e lo spazio utilizzando gli elementi orografici e topografici del luogo.
Lavori che per metodo e suggestioni recano tracce delle poetiche dei grandi artisti amati dalla Bister: Richard Long, Louise Bourgeois, Anselm · Kiefer (allievo dello stesso P.Dreher), Mimmo Paladino e Christian Boltanski.
 
Le Installazioni
Frammenti, tufo, sabbia e pietra lavica, sono i materiali utilizzati per le installazioni."Pantalica", "Thapsos”, "Valle dell'Anapo" sono da intendersi come medium scultorei e interventi segnici che sviluppano la riflessione sul rapporto tra Paesaggio, percepito come luogo naturale, e lavoro   estetico del Segno, inteso come   intervento artistico. Riflessione che conduce al legame tra il frammento architettonico (mitico o   naturale) e   il contesto che lo accoglie. Elisabeth Bister  sa leggere un luogo, sa porsi nel luogo e trasporlo, collegarlo, evocarlo, a volte con un intervento   minimale, ad esempio l'aggiunta di tracce di colori o di segni pittorici, a volte aggiuntivo, si veda nella "Montagna di Marzo" la pietra antropomorfa, evocativa · dea della fecondità, quasi figura fittile del periodo preistorico, posta innanzi alla montagna.
 
I Disegni
I disegni, spesso eseguiti ad acquerello su carta o con matite a colori, recano linee guizzanti o rigorose come il pensiero che li genera. Uniscono reperti fino a ricomposizioni immaginarie, si vedano "Tomba di Erode" e "Natura e Storia". Ai segni si aggiungono sabbie, das e carta. In "Anaktoron" e "Tre rossi fabbrica" il segno si accompagna alla ricchezza cromatica accentuata dall'utilizzo dei rossi e degli ocra o dall'argento della carta.
 
Rosalba Longhitano
 
 
 

 
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