Capellini Maria - Arte Mediterranea

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Capellini Maria

Artisti 2021
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Opere
- Pezze di Natura (assemblaggio di tele di lino colorate utilizzando le piante tintorie. Misure: 3 pannelli 168X 69X3 cm. Anno esecuzione 2019)
- Iris (acquerello. Misure:30X21cm. Anno esecuzione 2021)
- Papaveri  (acquerello. Misure:30X21cm. Anno esecuzione 2021)
- Vicia  (acquerello. Misure:30X21cm. Anno esecuzione 2021)

Maria Capellini Diplomata all'Accademia di Belle Arti di Carrara con specializzazione in pittura vive e lavora alla Spezia. Convinta assertrice della necessità della salvaguardia dell’ambiente, sviluppa principalmente tematiche ecologiche utilizzando tecniche e materiali naturali quali l’assemblaggio di oggetti di recupero, la scultura su legno riciclato o con ferro recuperato, l’acquerello. Per l’impegno ecologico della sua arte, è stata premiata nel convegno Tutela Spezia (ottobre 2016).                                                                                                                              Nel corso degli anni ha partecipato a numerose mostre collettive e alle fiere d’arte di Reggio Emilia, Carrara, Forte dei Marmi e Genova.
Queste le principali mostre personali: Tocchi de Vernassa, Castello Doria Vernazza, agosto 2014; Sotto sopra la sabbia, Palazzo San Giorgio Genova, luglio 2015; Ritagli di cielo, ritagli di mare, Galata Museo del Mare Genova, luglio 2016, Castello Doria Vernazza, agosto 2016; Il soffio di Gea, Museoteatro della Commenda di Prè Genova, febbraio 2018, I Colori di Gea, Museo Etnografico G. Podenzana della Spezia, giugno 2019.
"Dalla terra al colore"
 
[…] Nascere e crescere nel Parco ha significato per Maria Capellini identificare la bellezza in reperti creati sempre sia dalla natura sia dall'uomo. La prospettiva antropocentrica prevede un continuo ciclo di scambio nel quale la natura subisce da un lato costanti prelievi di materia prima e dall'altro riceve materiali di scarto, organici e inorganici; è una forma inevitabile di sfruttamento, che succhia vita e restituisce morte. Ciò che dall'uomo torna alla natura, esaurito il proprio compito di valore d'uso, torna a farne parte e a subire l'effetto del tempo e degli agenti atmosferici. Questo vale in realtà per qualunque manufatto e anche per le opere d'arte, che nel corso del tempo cambiano fisicamente e cambiano nella percezione di chi le vede, come racconta brillantemente Marguerite Yourcenar in Il tempo grande scultore.  
Specularmente, ciò che dalla natura viene prelevato ed elaborato dall'uomo assume ovviamente una forma diversa ma è sempre memoria della natura, ha una sua forma, direi addirittura una sua dignità, prima ancora che l'intervento umano gliene assegni un'altra. È questa forma primigenia che governa il modus operandi di Maria.
L'attenzione alla natura e alle modalità antiche di "usarla" è propria più delle donne che degli uomini, per la diversificazione realizzatasi a suo tempo fra i sessi nel processo di divisione del lavoro: l'uomo del settore secondario (l'industria) - e ancora più quello del terziario - ha perso quel contatto con la natura che aveva quand'era raccoglitore e cacciatore e poi contadino. La donna artista conserva invece spesso questa impronta ecologica. Dunque, l'attività artistica originale e scevra di influenze di Maria Capellini trova consonanze e rapporti con i lavori di altre donne artiste. Farei l'esempio di Maria Lai, che si rapportava in modo concettualmente simile col mondo arcaico dell'Ogliastra: si pensi solamente a quale dignità artistica ha saputo attribuire all'attività tradizionale della filatura a telaio. Farei l'esempio, per rimanere in Liguria, di Renata Boero, la cui pratica artistica più conosciuta è sostanzialmente una sublimazione dell'attività della tintoria praticata con metodi naturali. Certo ci sono anche artisti maschi capaci della stessa sensibilità: per rimanere in ambito locale, Gianni Lodi, recentemente scomparso, creava esclusivamente a partire dai materiali gettati dal mare sulla spiaggia sotto casa sua, a Framura.
Un altro aspetto rilevante dei progetti artistici di Maria Capellini è il loro stretto rapportarsi con gli spazi espositivi in cui vengono allestiti. Molte di queste opere sono già state presentate col titolo Il soffio di Gea dal 15 febbraio al 15 marzo 2018 nella Saletta del Giardino del Museoteatro della Commenda di Prè a Genova. Nel piccolo cortile della Commenda gli allievi dell’Istituto Tecnico-Professionale Agrario e Ambientale “Bernardo Marsano” di Sant’Ilario hanno ricreato un antico Giardino dei Semplici, con cui Maria ha scelto di porsi in simbiosi strettissima. Infatti, accanto alle sculture di materiali riciclati che sono parte preponderante della sua produzione, un Erbario d'artista creato ad hoc raccoglieva acquerelli di piante medicinali e nutritive. Alimentarsi e curarsi in modo naturale costituisce un ovvio ampliamento ideologico-culturale della necessità di produrre meno spazzatura possibile. Non per niente nel bel catalogo di quella mostra spiccava un dotto testo del compianto Franco Paolo Olivieri, in cui si ricostruiva l'identità del Paradiso come 'orto circolare', hortus conclusus, sulla base dell'etimologia della parola e di precisi riferimenti bibliografici.
Oggi, alla luce di quel che si è detto finora, esporre i lavori di Maria Capellini in un Museo Etnografico significa presentarli nella cornice in assoluto più idonea e coerente. Per sottolineare la pertinenza di questa collocazione l'artista ha voluto creare due nuovi lavori di grande impegno, che hanno richiesto un anno di tempo. Concepite pensando alla sede espositiva, queste opere si presentano come particolare forma di squisiti reperti etnografici: un secondo Erbario dal titolo Di tutti i colori, dedicato alle piante tintorie, e un'installazione che si presenta come un vero e proprio sistema di colori ottenuti naturalmente dalle piante descritte nel libro.
L'erbario per sua natura raccoglie e distilla un sapere popolare trasmesso oralmente attraverso le generazioni e i secoli. Crearlo ha comportato per l'artista una lunga ricerca prima documentaria, poi, letteralmente, sul campo, spiando la giusta maturazione delle parti utili della pianta (fiore, frutto, radice, corteccia o foglia), infine in studio sperimentando effetti e risultati delle tinture. Le prime pezze tinte di lino grezzo sono andate a comporre il retro-copertina dell'erbario, che dietro a ciascun acquerello reca una didascalia scientifico-pratica sulle modalità di utilizzazione della pianta.
Altre pezze, grandi, pure, montate su una struttura di legno, hanno composto un lavoro di grandi dimensioni e straordinaria suggestione, Pezze di natura. Si tratta di un'installazione, o meglio di una “scultura di pitture”, capace di fondere le radici antiche della cultura materiale con l'essenzialità concettuale propria di tanta arte contemporanea, generando emozioni allo stesso tempo concrete e astratte: la tridimensionalità a geometria variabile la costituisce come oggetto intorno al quale si gira, séparé incombente e reale nello spazio; la purezza totale dei quadrati perfetti di colore naturale è spirituale e  archetipica, quasi un grado zero di ogni possibile pratica artistica.
Questi lavori più recenti esorbitano dunque dall'arte riciclata vera e propria e si pongono in generale come esaltazione della grande forza della natura; essi non fanno che ampliare una sfera espressiva già di per sé ampia, con soluzioni di grande varietà sorrette da una fantasia brillante, sempre consapevole del proprio luogo e del proprio tempo.
 
Enrico Formica (critico d'arte) - Giugno 2019
 
Dal catalogo “I colori di Gea”
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