Viaggio nell'estetica - Arte Mediterranea

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Viaggio nell'estetica

di jolanda pietrobelli


Adorno afferma che affrontare un determinato pensiero significa misurarsi immediatamente con la realtà, con un complesso di problemi non solo di matrice filosofica e contemporanea, che storicizza una riflessione sulla svolta della cultura di questi tempi.
Questo "Evento",  dal titolo  "ARTEMEDITERRANEA" vuole essere una proposta/riflessione sullo scenario artistico attuale, considerando l'estetica come filosofia e le varie ideologie dell'arte come sovrapposizioni di comodo o di autorità, ci troviamo a verificare il contenuto di verità dell'opera d'arte.
Per ricordare Jimenez, non si tratta di ritornare ad una pretesa di arte pura, ma piuttosto riscoprire e rivalutare il carattere autentico dell'attività artistica, dell'arte come scrittura di una storia e possibilità di libertà, cioè promessa di liberazione.
Per Adorno, l'estetica è nella sua totalità politica, l'arte si inscrive nella sua forma e non nel suo contenuto. Non ricordiamo l'avanguardia marxista che ha guardato con ostilità l'autonomia dell'artista individuale e alla difesa di certi aspetti della cultura.
L'estetica importante non solo per chi scrive, ma per quanti leggono, è considerata da sempre come parente povera della filosofia, con cui mantiene rapporti stretti; screditata dagli storici dell'arte che non le riconoscono metodi e affetti propri, è disprezzata dai professionisti dell'arte, per i quali la teoria si confonde con la speculazione...così lontana dal processo evolutivo di creazione artistica.
ARTEMEDITERRANEA rappresenta un cartello di estetiche ed è una risposta alla necessità di creazione e interpretazione, decisamente <italiana>.
Sono molti i filosofi che hanno inteso elaborare sistemi estetici, si cita a tal proposito Kant o Hegel, i quali hanno dimostrato di aver capito molto poco sull'opera d'arte.
Si è precedentemente accennato al pensiero di Adorno, all'arte in quanto politica... va detto che il legame tra arte e politica è stato tema caro alle riflessioni sulla creatività: l'artista  rappresentante della propria creazione, esprime in essa, la dinamica delle contraddizioni sociali. Da sempre l'arte oltre ad essere circuito di merci, serve da veicolo ideologico.
Pensiamo ai tentativi di liberazioni (anni 60) indicanti  l'arte rivoluzionaria/contestatrice, così simile al fu realismo socialista, è in se stessa contraddittoria, perché l'arte rappresenta un'area che è fuori da qualsiasi struttura totalitaria. L'arte non può essere imbrigliata là dove prevalgono profitto e utile. L'arte ci deve perdonare molte nostre superficialità.  Verso di lei abbiamo il dovere di mettere in evidenza il momento caratteristico che ogni opera, esplica nei confronti della società.
È storia che all'arte borghese perfettamente integrata nell'ideologia dominante, si contrappongano i tentativi degli artisti, che sempre di più misurano la distanza tra l'essenza affermativa dell'arte e la realtà. L'arte è un bisogno, una necessità nella nostra epoca, forse più che nelle epoche passate, quando in se offriva più ampia soddisfazione.
Al di là di un legame di preistoria, l'opera d'arte ha mantenuto la sua matrix nella tensione tra la forma e il contenuto, tra l'essenza spirituale  e la polvere dei secoli.
Se ci pensiamo bene, l'opera  si risolve in un  attimo, definito dal gesto dell'artista e diventa un processo interrotto, un sottile equilibrio tra l'uomo e l'emozione.
Essa in quanto tale e pur collocata in qualsiasi costellazione storica, ha il diritto all'esistenza ed in quanto creazione umana, attraversa la mediazione del soggetto.
L'artista abbandonandosi al principio di piacere, elabora la propria creatura, partendo dalle pulsioni rimosse, così l'opera simile ad un sogno, diventa la realizzazione di un desiderio, si tramuta in bene culturale piacevole, manifestando la negazione dei conflitti esistenti e diventa oggetto di desiderio, articolo di consumo e promessa di una soddisfazione immediata, che il suo possesso comporta.
L'arte è un ponte che va dallo spirito alla materia, l'uomo antico predestinato dal suo karma, ha fissato per mezzo di sostanze terrestri lo spirito nell'arte. In ogni apice di evoluzione artistica, l'umanità presenta lo spirituale nel materiale, per meglio sollevare il materiale nella sfera spirituale. Raffaello era capace di rappresentare nella sfera materiale qualcosa che si sollevava al piano spirituale.



Un merito dell'estetica è quello di attribuire all'arte una funzione di salvezza. E l'opera d'arte acquista grandezza quando diventa trascrizione inconscia di una storia.
È doveroso dare uno sguardo  a ciò che ha determinato i vari passaggi dell'arte contemporanea, parliamo delle Avanguardie storiche da cui tanto è esploso!
Avanguardie storiche: Le Avanguardie  si sono imposte  nel panorama artistico europeo agli inizi del secolo scorso. Sventolando la bandiera della sperimentazione  giungono con l'Astrattismo a  un’arte che è fuori dai canoni di qualsiasi tradizione precedente.
La frattura con il passato sembra irrimediabile, ma si verifica uno strano ritorno all'arte più tradizionale: è quanto avviene negli anni ’30.
In questo periodo si incontrano due opposte tendenze che riconducono il panorama artistico alla figurazione.
All'epoca  l’atteggiamento dei regimi totalitari (insinuatisi in Europa), verso le arti d'avanguardia e alle implicite libertà da esse pretese,  favorirono un pensamento dei  protagonisti delle avanguardie (affascinante... Picasso) che inaspettatamente, si ispirarono a modelli  più tradizionali.
Nel 1937 Picasso firmò la sua  opera immensa Guernica, la sua figurazione tornò  alle sintesi cubiste. L'atteggiamento di denuncia del grande catalano,  ispirò molti artisti che misero la propria arte al servizio delle idee politiche/sociali.


Tale comportamento segnò la situazione artistica italiana di quegli anni, determinando la comparsa di due opposizioni artistiche: realisti e formalisti:
• I realisti, con Guttuso in testa, proponevano un’arte impegnata, sociale
• I formalisti Pietro Consagra, Achille Perilli, Piero Dorazio chiedevano  autonomia e il diritto di condurre ricerche formali e stilistiche in piena libertà creativa.
Molti agitatori culturali condussero al desiderio di un idealismo puro, tutto europeo, portato a credere che l’arte potesse servire a costruire un mondo migliore. Rispetto a ciò, di tutt’altra portata e segno apparve la comparsa sulla scena artistica internazionale dell’Espressionismo Astratto americano.
La sua grande carica rivoluzionaria fu proprio la dichiarata disillusione nelle possibilità dell’arte.  L'Espressionismo Astratto aprì un nuovo filone artistico, l' Informale, la prima tendenza nuova del secondo dopoguerra. Con l’Espressionismo Astratto le tendenze di nuovo respiro  dell’arte contemporanea sconfinano in America.
Negli anni ’30  si registrò il grande esodo di artisti europei verso gli Stati Uniti. Dal  dopoguerra in poi i centri artistici si sono spostati.  Parigi considerata la capitale mondiale dell’arte moderna, ha ceduto il primato a New York. Tuttavia la rapida evoluzione dei sistemi di comunicazione e spostamenti, ha creato oggi anche nel mondo dell’arte quel senso di  globalità, caratteristica della cultura attuale, rendendo inutile la definizione: capitale artistica.
Informale. Quelle esperienze artistiche, evolutesi   negli anni 1950, che hanno una evidente matrice astratta si leggono come Arte Informale, ovvero contraria a qualsiasi forma.  Nella realtà sensibile è forma  ciò che è definito da  un contorno.
L’arte astratta, specie  nelle sue correnti più geometriche, si costruisce per organizzazione di forme, che non più prese a prestito dalla natura, nascono nell'intimo creazionale dell’artista, ma sono  pur sempre forme. L’Informale nel suo rifiuto della forma, si distacca dall' astratto, diventandone   però  un ampliamento della medesima,  esso aprirà ad una lunga serie di tendenze che sconfineranno oltre la pittura e la scultura.
L’Informale è  matrice di tutta l’esperienza artistica contemporanea, questo Mantra  coniato negli anni 1950 dal critico francese Tapié, dette  il via  a molte ricerche di quegli anni. Nell’ambito della sua espressione, hanno preso sostanza due correnti importanti:
• l’informale gestuale
• l’informale materico
A queste due tendenze debbono essere aggiunti altri  rami:
• spazialismo
• pittura segnica
• Il Dadaismo e   il suo rifiuto per la cultura
• l'Espressionismo  un pò forte come consistenza delle immagini

Il mondo dei surrealisti offre all’Informale  l'indagine dell’inconscio ed  il risultato ottenuto  è automatico, proviene da gestualità che si  libera delle proprie energie interiori.  L’automatismo psichico proprio di questa corrente giunge  a conseguenze che non prevedono alcun momento cosciente, che illustri  provenienze... dall’inconscio.
Da questa espressione artistica, prendono mossa altre esperienze:
il comportamentismo, la body art e le performance, dove il valore estetico non si imputa più all'opera terminata, ma all’artista in azione.
Tra il 1910 e il 1945  prevalgono artisti come Duchamp, Masson, Kandinskij, Mondrian, Albers.  
L'informale materico. L’informale vede responsabile il pittore francese Jean Fautrier, che facendo sue le esperienze di  Picasso   fase cubismo sintetico, appropriandosi delle ricerche di carattere surreale di Max Ernst, infila nelle sue opere  del materiale plastico. Spezza così il confine fra le  immagini bidimensionali e le immagini avvolgenti.  In questa proposta è seguito da altri artisti informali europei:

• il francese Jean Dubuffet
• lo spagnolo Antoni Tápies
• l’italiano Alberto Burri che propone opere di grande forza espressiva, trovata in materiali poveri come  legni bruciati, sacchi di tela, lamiere, plastica, insomma materiale di recupero.

Spazialismo. Lo Spazialismo è una corrente  alla quale si aggregano  due artisti di particolare spessore: il milanese Lucio Fontana e il russo / americano Marc Rothko.
Le loro ricerche conducono all’Informale per l'assenza di forme, le loro opere pur diversificandosi dagli informali  sono costruite per ottenere effetti spaziali piuttosto  inediti: Fontana crea il suo discorso di  buchi e tagli che generosamente offre alle sue tele, Rothko ricorre alle stesure  coloriche  a macchie.
Pittura segnica. La pittura segnica  rappresenta una ennesima  versione dell’Informale,  pur trasformandosi in segno, nella proposta di un elemento grafico di valore formale. Si costruiscono così   nuovi linguaggi  visivi,  che evidenziano la componente calligrafica.
Degni di citazione:

• l’italiano Giuseppe Capogrossi
• il francese George Mathieu  
• il tedesco Wols (pseudonimo di Wolfgang Schultze)
• il tedesco Hans Hartung

L'Arte Informale si  rafforza in Europa negli anni '50 /'60, prevalentemente in Francia, grazie ad artisti come Jean Fautrier, Jean Dubuffet e Georges Mathieu, si assiste alla vita di un movimento artistico di grande interesse con linguaggi simili e allo stesso tempo differenti per le  radici culturali degli artisti.
Si è detto che l'arte informale è tale perché privata della forma  e si trova ad  assumere, secondo le necessità  dei suoi rappresentanti movenze gestuali, segniche, materiche:

• Il gesto rappresenta l'energia dell'artista creatore
• Il segno rappresenta gli automatismi psichici della mente
• La materia  valorizza l'opera nella sua espressione

In tutte le poetiche del segno e del gesto  appare l'affermazione del gesto e del segno come inedito alfabeto di una nuova scrittura, di una nuova arte, che sembra la negazione/ cancellazione del valore di precedenti conoscenze, rifiutata e abbandonata; una negazione del mondo, una iconografia del no scrive Argan; una identificazione del segno con la propria sofferenza esistenziale di cui si fa diretta trascrizione.
In Europa
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, in Europa serpeggia  un senso di crisi morale, ideologica e politica, grazie agli orrori di questa manifestazione umana, il mondo dell’Arte assorbe questo malessere e reagisce con un  movimento che impariamo a conoscere come Arte Astratta.
Nasce in Europa, verso la  metà degli anni Cinquanta, come abbiamo detto, l’arte informale che si svilupperà in modo continuo per un intero decennio, si diffonde rapidamente in America, conquistando poi anche il Giappone.
All'interno del movimento si percepiscono differenti   derivazioni  da  formazioni artistiche  che portano le loro diversità.
Il malessere che l’uomo subisce durante il corso della propria esistenza, deve essere manifestato in libertà! È importante la scelta dei materiali che diventano  protagonisti dell’opera. Anche il supporto per la pittura assume notevole importanza: una tela con superficie non uniforme, grinzosa ed imperfetta, indica conflitto, dispiacere, negazione, mentre una superficie omogenea, perfetta,  induce a sentimenti positivi.
Dopo il malessere del dopo guerra,  dopo la paura della bomba atomica, nella storia dell'arte si avverte la circolazione di nuove idee e mentre certe divinità dell'avanguardia sono pronte al rinnovamento come Picasso, Matisse, Mirò, Ernst e in Italia Morandi, Sironi e De Chirico, si registrano novità sullo scenario artistico internazionale.  
Tra un' astrazione di matrice prebellica e un realismo  d'impegno politico, prende piede negli Stati Uniti e in Europa una coscienza liberatasi dalle illusioni figurative, legata da troppo tempo al reale, al razionale e alle epifanie del terrore.
In Francia  una importante interpretazione dell'arte informale si chiama Tachisme, esponente generoso della corrente francese è l'oriundo tedesco orientale Hans Hartung il cui lavoro è simile a quello di Kline.
L'impulso creativo rinuncia ad esprimersi attraverso una forma data l'impossibilità di effettuare un controllo razionale sulla psiche. I suoi dipinti  sono spesso misurati con la presenza di una scrittura automatica improntata sulla tradizione orientale del calligrafismo, di cui si nota l'influenza in altri artisti dell'avanguardia europea come Pierre Soulages e Georges Mathieu.
Nella scultura informale il rifiuto della rappresentazione  trova il terreno di azione, nella materia, la tridimensionalità è il suo stato di partenza e  arrivo. Per obbedire alle stesse esigenze di verità che hanno portato all'accumulo della materia nella pittura, la scultura si trova poi a seguire un cammino inverso: distrugge la propria solidità in un processo di  annientamento come in Alberto Giacometti o di sublimazione in un diverso stato fisico di immaterialità o di esplosione, come nell'opera degli italiani Alberto Viani e Umberto Mastroianni.
Il più comune tra gli oggetti abbandonati nella società produttivo-tecnologica è il rifiuto, lo scarto dell'industria; pezzi di macchine, inservibili alla economia, vengono recuperati e assunti ad oggetti d'arte da Ettore Colla e acquistano valore estetico nel loro essersi liberati dalla schiacciante schiavitù della funzionalità finalizzata alla produzione.
Esiste un evidente valore di contrapposizione positiva alla precedente condizione costrittiva in un oggetto che da semplice anello di una catena,  diviene oggetto unico, insostituibile nella sua qualità di significante estetico. L'opposizione dell'arte ad un sistema che tende a mettere fuori campo ogni valore di umanità è chiaro anche quando l'artista non solo recupera l'oggetto in disuso, ma mette in  evidenza la violenza distruttiva  in una parabola ripetitiva  fine a se stessa.
Due mostri sacri della sperimentazione europea degli anni Sessanta
In Italia gli artisti che aprono alle sperimentazioni degli anni Sessanta sono:

     

• Alberto Burri
• Lucio Fontana

Burri con le sue interpretazioni informali, a livello europeo raggiunge le vette più alte. Nelle sue opere primeggiano sacchi tagliati, plastiche bruciate, come  denuncia di un  degrado della realtà contemporanea. Burri è convinto che l'espressione della materia debba avvenire attraverso sperimentazioni di  materiali, estranei alla consueta tecnica dell'artista. Essi  nella manipolazione diventano ricchi di  contenuti ed offrono un tessuto di certo  vissuto  attraverso la sensibilità dell'artista.  I  sacchi di Burri hanno la capacità di esprimere una bella poetica  attraverso l'organizzazione di  gesti che rimandano al neoplasticismo di Mondrian, da quanto la composizione si presente misurata quasi sacra. Egli dà forma a ciò che non ha forma,  riordinando in modo...da estasi, una materia scarto di una contemporaneità consapevole, e con essa si rende conto dell'impossibilità raggiunta di un qualsiasi percorso umanistico all'interno dell'opera.
Altro discorso merita Lucio Fontana  che  identifica il suo lavoro attraverso il mantra Spazialismo. Il suo segno/gesto,  trapassa la superficie, tagliandola, bucandola operando su di essa uno stupro pittorico, aumentando la verità dell'atto creando una spazialità tridimensionale che annulla ancora una volta l'illusione della rappresentazione del gesto pittorico, lasciando viva la  conseguenza dell'azione artistica. Attraverso un approfondimento delle tecniche di realizzazione dell'arte, Fontana raggiunge  nuova concezione dello spazio che significa l'ambiente vitale dell'opera e quindi dell'artista e del fruitore e ad una necessità di far sconfinare l'opera nello spazio della realtà, rifiuta il concetto di quadro come luogo chiuso, universo a sé senza alcuna interazione con il vissuto sociale e individuale. Ma per tornare all' Evento, esso  vuole essere uno spaccato del panorama artistico, dove affiorano elemeneti rituali, istintivi nella mentalità umana che fanno pensare come la funzione fantastica e irrazionale dell'opera d'arte, non è proprio destinata ad essere cancellata.
Il campo di indagine che la manifestazione  offre, si estende ad  numero  di artisti, le cui figurazioni, operazioni estetiche, le cui distinzioni possono anche variare tra un'arte attuale e un'arte di derivazione  passata.

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