Diaco Mayer Elena - Arte Mediterranea

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Diaco Mayer Elena

Artisti 2021
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OPERE
Essere l’immenso spazio dove - io - non sono
Nell'Uno, disperdendomi, sono
Ritrovarsi in un riflesso
Pura leggerezza del Non-io
 
Elena Diaco Mayer, nata a Padova nel 1968, è cresciuta a Firenze, vive a Catanzaro. Si è laureata in Scenografia all’Accademia di Belle Arti di Brera e si è specializzata in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Catanzaro. Ha studiato lingua araba, iconografia ortodossa, e calligrafia giapponese.
Svolge da oltre 25 anni attività didattica coordinando atelier di pittura per bambini e laboratori creativi per adulti e soggetti svantaggiati.
Ha esposto in numerose mostre collettive e personali e vinto diversi premi. Nel 2009 ha partecipato alla Seconda Biennale d’Arte dei Giovani di Bologna, curata da Renato Barilli, nel 2011 alla 54° Biennale di Venezia, Padiglione Italia - Accademie.
Nel 2016 ha vinto il Premio del Pubblico al Premio Comel Arte Contemporanea. Nel 2020 è finalista al Premio Mestre di Pittura promosso dalla Fondazione Musei Civici di Venezia e Circolo Veneto.
La MIA Ricerca In ESTREMA Sintesi
Amo lavorare con materiali che riflettono la luce. Attraverso l’alluminio, l’oro e l’argento  cerco di ottenere superfici specchianti per moltiplicare riflessi di luce, ed attraverso di essi rappresentare l’irrappresentabile. Sono specchi che restituiscono un'immagine indefinita ed evanescente dell'osservatore in cui i caratteri distintivi dell’io si perdono: come nella meditazione i contorni dell’individualità si dissolvono, e resta l'immagine indefinita che rende simile ogni persona ad ogni altra, resta ciò che accomuna tutti. Nel luminoso indistinto non-io si rivela l'essenza universale, l'Essere.
Gli “Specchio del Non-io”
Nella percezione d’essere nulla percepire l'infinito
Lo specchio è comunemente considerato un riflesso della realtà: esso restituisce un'immagine nitida della persona in cui i tratti dell'individualità sono ben visibili. È conferma di esistenza. È la certezza del "io sono".
Lo specchio del Non-io restituisce un'immagine indefinita ed evanescente dell'osservatore che evoca un senso di impermanenza e fragilità: "Io sono" non è una certezza.
Come nello stato meditativo, in cui i contorni dell'individualità si dissolvono, lo sguardo sull'immagine di sé può diventare uno strumento di consapevolezza. Perdendo i caratteri distintivi della persona resta l'immagine indistinta che rende simile ogni persona ad ogni altra. Resta ciò che accomuna tutti: l'essenza universale, l'Essere. La superficie specchiante diventa mezzo per mettersi in contatto con le nostre fragilità, il nostro essere impermanenti e privi di essenza propria, ma di conseguenza anche il nostro essere divino. La nostra fragilità è al tempo stesso la nostra più grande forza.
 mail: diaele@gmail.com
                                                   
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