Fabbriano - Arte Mediterranea

Vai ai contenuti

Fabbriano

Artisti 2021
cliccando sulle icone si può ingrandire l’immagine per vedere meglio i dettagli dell’opera
Fabbriano, pittore ferrarese tra i più conosciuti. Già negli anni Sessanta sperimenta forme legate all’astrazione con alcuni inserimenti a carattere figurativo. E’ in questo periodo che aderisce, senza però firmarne il manifesto programmatico, al gruppo austriaco derivante dall’Espressionismo Astratto, “Action Aktionismus” capitanato da artisti quali Gunter Brus, Arnulf Rairer, Ludwig Attersee. Nel 1968, in Spagna, si inserisce nel “Gruppo Sintesis Informale” di cui i maggiori esponenti sono Carlos Mensa, Rafael Canogar, Luis Feito. Dal 1969 espone in prestigiose gallerie all’estero: a Mosca, a Varsavia e a Bucarest. In Italia è quasi costante la sua presenza nella galleria più prestigiosa di Cortina e stabilisce rapporti fruttuosi con la “Galleria La Scaletta” di Matera. Espone inoltre a Monaco, alla “Galleria Modigliani” di Livorno e alla “Galleria Il Salotto” di Vicenza. Determinante nel 1974 la personale al Centro Attività Visive di Palazzo dei Diamanti. Nello stesso Centro esporrà anche due anni dopo. Importante la sua presenza nel 1977 nell’Archivio Storico delle Arti Contemporanee della Biennale di Venezia. Nel 1978 è allestita una significativa personale all’Accademia dei Concordi di Rovigo. Nel 1980 espone in Inghilterra a Swansea e a Sarajevo. Ritorna a esporre a Ferrara a Palazzo del Vescovo di Codigoro. Prestigioso il XIII Premio  Internazionale Joan Mirò di Barcellona del 1984. Sempre nello stesso anno espone al Centro Internazionale d’Arte Contemporanea di Parigi. Sue presenze anche in Giappone e in Svizzera. Ritorna nella città di Ferrara esponendo al Castello Estense nel 1987 per una significativa iniziativa in omaggio a Schifanoia. Riceve nel 1989 il Premio “Guercino d’Oro” al Teatro Borgatti di Cento.
Sempre nel 1989 memorabile la sua esposizione a Pisa presso la Galleria Il Prato dei Miracoli, presentato in catalogo da Jolanda Pietrobelli. Nel 1990 nuovamente a Pisa, il prestigioso Palazzo Lanfranchi ospita una sua mega mostra dal titolo <angeli e demoni> è presentato in catalogo da Jolanda Pietrobelli. Nel 1991 espone a Nizza, a Città del Messico e a Budapest. Nel 1992 sono da segnalare le rassegne a Chicago, New York, Granada. Riceve vasti consensi presso la Galleria Navona di Roma, a Saragozza, a Tarragona e a Vigo.
Dal '92 in poi non si contano le mostre che si susseguono una dietro l'altra, soprattutto in Austria, Francia, Spagna dove l'artista ha tre studi, perché i suoi soggiorni sono lunghi.
Fabbriano lavora/dipinge  prevalentemente all'estero.
I cataloghi, le riviste d'arte, i giornali che gli hanno dedicato spazio, sono tanti troppi per farne un elenco.
Ricordo di un amico di Jolanda Pietrobelli
Fabbriano è un artista che porto nel cuore. Da grande personaggio, quale lui era, faceva sempre atto di umiltà. Aveva sempre una parola buona per qualsiasi collega, anche per il più meschinello. Era una eccellenza.
Dal momento che l’ho conosciuto (anni 80) ho organizzato per lui diverse esposizioni. Fece la prima mostra a Pisa nella più bella galleria <Il Prato dei Miracoli>. Nel 1990 la splendida mostra a Palazzo Lanfranchi organizzata per il Comune di Pisa, oltre cento opere in esposizione; un bel vedere, non v’è dubbio.
L’ultima mostra che lo ha rivisto a Pisa dopo un intervallo di 10 anni è stata quella organizzata ad opera della Fondazione Trivella nel 2009  a Palazzo Fiumi e Fossi e durante l’inaugurazione lui fece dono alla medesima Fondazione di 23 opere di vasta dimensione. 23 capolavori, donati in memoria del suo manager di recente scomparsa. Fabbriano è stato tra i pittori più illustri che Ferrara abbia mai avuto. Era <un grande> e per quanto godesse di fama e prestigio, la semplicità e la modestia erano i suoi doni preziosi. Un po’ schivo, qualche volta ombroso, molto generoso, ha creato per me diverse immagini per i miei libri ed avendo io dimestichezza con l’argomento <angeli> fece per me 10 bozzetti a sanguigna, che pubblicai nel mio prima libro dedicato al mondo angelico pubblicato nell’anno 2009. Mi fece una sorpresa, venne alla presentazione del libro.
È stato scritto e descritto da critici che hanno contato, stimato e ammirato da Kokoschka, frequentato da Emilio Vedova con il quale instaurò un rapporto di amicizia e di lavoro.
Questo straordinario artista se ne è andato in punta di piedi, senza disturbare, come era nella sua natura, il 12 dicembre 2019. Aveva 83 anni
Di seguito riporto alcuni stralci dei miei tanti interventi sul Maestro.
1989 mito moderno della memoria
(…) forse in lui si nasconde il poeta crepuscolare che insegue la nostra follia…nel suo viaggio senza fine. L’arte di Fabbriano segna la sua dimensione all’interno del nostro tempo, tradotto in concetto universale dei destini che alimentano la storia di noi umani individui. La nostra ipotesi di quella cultura confluisce nella spiegazione di certe esperienze spagnole che non spostano la personalità dell’artista ferrarese. Prendendo a prestito l’apologia delle glorie culturali del <Landino> potremmo così dire dell’artista:<grande disegnatore et di gran rilievo, amatore delle difficultà dell’arte et di scorci. Vivo et prompto molto. Et assai facile nel fare arte>.(…)
1989 itinerari pisani
(…)Lui con l’insieme degli elementi dominatori delle sue tele, provoca un tipo di brivido che non trova altra spiegazione nel trauma che certe immaginazioni del poetare moderno producono. Componente logica della sua forma creativa è la relazione tra la sua sensibilità e la nostra emozione.
Fabbriano angelo inquieto di un paradiso, partecipando alla discussione sull’arte, spesso ambigua e ironica, ne esce vincitore.
1990 angeli e demoni
(…) lo conosco da tempo e il dominio della più viva tensione spirituale, l’ho sempre avvertito nelle sue opere. Di natura illuministica, il suo linguaggio nasce dalla poetica della ragione, una ragione che significa scelta. Davanti all’opera dell’artista, si provano sensazioni che elevano l’anima e che per dirla con Rousseau, ha qualcosa di malinconico che attrae, che trascina. (…)
1992 arte senza frontiere
(…) la tendenza ad affermare una diversa qualità della vita e la sempre nuova disponibilità di un maestro del <citazionismo> come Fabbriano, lo trovano sempre teso a riconoscere e realizzare attraverso la magia della propria opera la riscoperta di antichi patrimoni culturali. (…)
1994 tendenze dell’arte
(…) Fabbriano non teme confronti, lui al tempo Cristo e Mito, procede oltre Eboli, egli piega a sé il fantastico gioco dell’arte affidandolo alla sua indiscussa capacità di grande pittore. (…)
1995 i sentieri dell’arte
(…) inquieto, intuitivo, agganciandosi al suo singolare citazionismo, rappresenta le scelte emotive, magiche e autentiche. Le sue figurazioni aprono all’angoscia contemporanea, annunciando il nuovo mito. (…)
Palazzo Fiumi e Fossi Pisa Aprile 2009.
Fabbriano prestigioso artista ferrarese, nella sua espressività pittorica si assapora il miracolo alchemico, che spinge questo pittore a farsi gestuale, irruento, narratore del particolare, dell’attimo nel quale il soggetto sembra trarre pace dalla tensione del segno. L’oscillazione non è solo formale ma anche iconografica: da brani figurativi estrapolati dalla algida classicità greca piuttosto che dalla purezza neoclassica a magmatiche liquefazioni cromatiche che volgono lo sguardo all’esperienza aniconica informale. Nell’armonico fluttuare di differenti polarità segniche e semantiche permane costante una forte vocazione lirica, declinata nelle mille e più sfaccettature della vita.
Fabbriano ha solcato mezzo secolo di arte sostenuto dallo stesso entusiasmo e dall’inalterata fiducia che ha dell’espressione.
Pur frequentando negli anni Sessanta gruppi quali l’Actionem Aktionismus – insieme ad artisti quali Günter Brus, Arnulf Rainer, Ludwig Attersee – e il Gruppo Sintesis Informale con Carlos Mensa, Rafael Canogar, Luis Feito non ha rinnegato la sua matrice classica. (...)
Gli Angeli di Fabbriano dicembre 2009
Fabbriano, autore della copertina del libro < Omaggio a Yeratel> della sottoscritta è un artista straordinario, sente molto il tema dell'Angelo che da sempre svolge, con esprit de finesse
 
Il cuore e la mente di questo grande artista, agevolano le sue creazioni rendendo il gesto pittorico morbido e leggero come i passi degli Angeli a cui lui regala la sua magnifica arte.
 
È una pittura di luce fatta di carezze e di amore incondizionato, le opere sono vive, vibrano di forte energia e quando le Farfalle Celesti vi prendono dimora, Fabbriano diventa il <pittore degli Angeli>.
 
(...)“ si individua lo stato del continuo divenire alchemico, del trasmutare da uno stadio pittorico all’altro, da una tensione informale che spinge la pennellata di Fabbriano a farsi impastata, gestuale, irruenta ad una pacificata resa figurativa che indugia sulla narrazione del particolare, dell’attimo nel quale il soggetto sembra trarre pace dalla tensione del segno. L’oscillazione non è solo formale ma anche iconografica: da brani figurativi estrapolati dalla algida classicità greca piuttosto che dalla purezza neoclassica a magmatiche liquefazioni cromatiche che volgono lo sguardo all’esperienza aniconica informale.
Nell’armonico fluttuare di differenti polarità segniche e semantiche permane costante una forte vocazione lirica, declinata nelle mille e più sfaccettature della vita.
Fabbriano ha solcato mezzo secolo di arte sostenuto dallo stesso entusiasmo e dall’inalterata fiducia che il terreno dell’espressione artistica sia ancora degno di un’esplorazione se non pionieristica almeno sincera.
Mosso fin dagli esordi da un inquieto peregrinare culturale ed esistenziale ha attraversato temperie differenti, gruppi artistici diversi ma affini al suo profondo sentire, animato da una costante coerente esigenza di accrescimento e confronto”(...)
Capace e attento alle esigenze spirituali, tratta gli Esseri di Luce con una innata capacità lirica, come se camminasse con loro nel mezzo delle sua pittura.
La vasta letteratura scritta su questo grande artista contemporaneo, non altera la sua quiete, la sua intimità con la pittura, che lui difende dai clamori, custodendola nello spazio del cuore (…)
 Da Vienna a Berlino di Marco Zavagli
Da Vienna a Berlino, Fabbriano torna nei luoghi che lo lanciarono cinquant’anni fa, quando a notare l’allor giovane talento ferrarese fu uno dei più importanti maestri dell’Espressionismo, Oskar Kokoschka. Una personale – quella che partita a fine febbraio si protrarrà fino a ottobre – che si snoderà attraverso due nazioni, Austria e Germania, per toccare le principali città europee di lingua tedesca.
<Da Vienna a Berlino>, questo il titolo, presenterà alcuni quadri degli esordi e opere nuove, fino alle porte marittime di Amburgo, oltre a integrazioni di altri lavori che si riallacciano alle tematiche dei “grandi viaggi”. “Nulla di illustrativo, tiene a precisare l’artista, ma semplicemente il mio segno che scava in altre esperienze metropolitane”. Il tutto sotto il pennello dell’espressionismo, “una corrente sempre attuale, quantomeno in pittura”.
Ivano Fabbri, nato a Ferrara nel 1936, agli inizi degli anni ‘60 diventa< Fabbriano>. Il nome d’arte lo ha accompagnato fino ad oggi. Una firma che deve molto ai viaggi dell’artista ancora ventenne in Spagna, Francia e Germania.  “Mi fa piacere tornare in paesi nei quali ho sempre ricevuto grande considerazione”, sorride in uno degli ormai rari soggiorni ferraresi Fabbriano, che ormai divide il suo tempo e il suo lavoro tra Bologna e Vienna. E a proposito della “grande considerazione” ricevuta in Germania, il pittore ferrarese svela un aneddoto.
Siamo alla fine degli anni sessanta. Kokoschka notò i suoi quadri in una galleria di Monaco di Baviera. E fece il nome di quell’italiano sconosciuto a una delle più prestigiose gallerie d’arte della città, che aveva in animo una collettiva sui talenti europei emergenti. Fu così che Fabbriano espose alcune opere nel 1970 alla Galerie Eichinger in Maximilianstrasse. <Da lì ho cominciato. E ci sono ancora oggi. Sono anch’io una testimonianza>, scherza aggiungendo ricordo a ricordo. Kokoschka infatti non fu l’unico grande della pittura a notarlo.
Qualche anno prima l’artista incontrò Emilio Vedova a Venezia. <Allora disegnavo tratti neri, violenti su carta di giornale. Eravamo seduti a un tavolo di enoteca. Gli piacquero dei bozzetti di uccelli>. E proprio in laguna dovrebbe tenersi il prossimo progetto di Fabbriano. <Forse nella prima metà dell’anno – conferma l’artista – esporrò a Venezia con alcuni amici>.
Intanto, di quei tratti che tanto piacquero a Vedova c’è ancora memoria nei quadri che attraverseranno Austria e Germania per quest’ultima mostra che suggella mezzo secolo di produzione artistica: dal “Actionem Aktionismus” degli anni Sessanta vissuto con artisti quali Günter Brus, Arnulf Rainer, Ludwig Attersee, al “Gruppo Sintesis Informale” a cui aderisce nel 1968 con Carlos Mensa, Rafael Canogar, Luis Feito, fino al ritorno in Italia con la mostra, nel 1974, al Centro Attività Visive del Palazzo dei Diamanti di Ferrara, in cui esporrà nuovamente negli anni successivi.
  • Nel      1977 è inserito nell’Archivio Storico delle Arti Contemporanee della      Biennale di Venezia.
  • Altre      personali lo vedono protagonista a Palazzo Barberini a Roma (1984),
  • Palazzi      Pacucci a Grosseto e Guasco
  • Alessandria (1985),
  • Palazzo      Lanfranchi a Pisa (1990).
Nel 1984 gli viene assegnato il prestigioso Premio Joan Mirò di Barcellona e nello stesso anno espone al Centro Internazionale d’Arte Contemporanea di Parigi. In tutti questi anni sue mostre si succedono in vari centri espositivi: da Varsavia, a Bucarest, a Ploudiv (Bulgaria), a Ginevra, a Monaco, Francoforte, a Swansea (Inghilterra) e a Sarajevo, Belgrado, Skopjie, a Montecarlo. Oltre a Mosca, Krasnodar, a Tokio, a Barcellona, Parigi, Los Angeles.
Rassegne monografiche dell’artista ferrarese si sono tenute a Chicago, New York e Granada. In Italia espone nuovamente a Palazzo Barberini a Roma e al Castello Estense e a Palazzo Schifanoia a Ferrara.
Nel 1989 gli viene consegnato il Premio Guercino d’Oro dalla città di Cento (Fe). Riceve nel 1991 la medaglia d’oro per l’arte dalla Città del Messico, tre anni dopo il I Premio Viviani a Pisa e nella stessa città nel 2003 il I° Premio Nazionale Cris Pietrobelli.
Nel 2004 torna a Ferrara per esporre alla galleria del Carbone. L’anno successivo è a Mantova a Palazzo della Ragione e poi di nuovo a Firenze e a Ferrara, a Casa dell’Ariosto, nel 2008.
Nel 2009 torna a Pisa dopo dieci anni di assenza, per presenziare ad una mostra in suo onore, organizzata dalla <Fondazione Trivella>, presso lo storico palazzo di <Fiumi e Fossi>. In quell’occasione il Maestro consegnerà in donazione 23 opere alla Associazione Oncologica Pisana che fa capo alla Fondazione Trivella
 Fabbriano…in divenire di Guido Cagnoni  Marzo/novembre 2005
“In fieri”, cioè “in divenire”, è una delle tante frasi fatte, o per meglio dire “espressioni fatte” di cui oggi un certo giornalismo tende ad abusare, con l’aggravante della possibilità di darsi un tono grazie all’uso di una lingua -non si sa fino a che punto- ostica e oscura come il latino: si potrebbe dire, in un impeto di indignazione reattiva, che non è passato poi tanto tempo dall’epoca di Renzo Tramaglino gabbato da Don Abbondio col suo “latinorum”.Questa volta però l’espressione latina di cui sopra assume un significato preciso e, cosa ancora più importante, si dimostra perfettamente coerente con l’argomento a cui si riferisce.Non parlo di Manzoni, bensì di Fabbriano, un artista a cui Mantova ha dedicato negli spazi prestigiosi di Palazzo della Ragione una mostra personale antologica di grande spessore, aperta al pubblico fino al 13 di questo mese. Sempre parafrasando l’autore ottocentesco potrei chiedermi adesso “Fabbriano, chi era costui?” (e, aggiungo io, cos’ha realizzato nella sua carriera?)La risposta può prendere le mosse proprio dalla espressione latina di cui sopra: come illustrato nel testo presente in catalogo e nelle tavole che accompagnano le opere lungo le sale, curate dalla critica d’arte Elisabetta Pozzetti, la caratteristica principale di Fabbriano sta giusto nel suo procedere incessante verso il cambiamento, un approccio sempre aperto verso le espressioni artistiche e le correnti che più lo hanno colpito e che in un secondo momento sono diventate le vie privilegiate per esprimere la propria creatività. Fabbriano ha attraversato diversi decenni di vita artistica come un navigatore attento ai movimenti dell’oceano circostante, costantemente teso alla ricerca, al confronto, all’arricchimento, nello stile e nei contenuti: dall’aktionem – aktionismus dei primi anni ’60 è passato alla corrente sintesis informale, trovando spunti nuovi che gli permettessero di spingersi un po’ più in là, tenendo sempre fermo però l’orizzonte della sua navigazione, cioè il radicamento in Italia e alla matrice spiccatamente classica della sua produzione. Questa mostra, la prima vera antologica a lui dedicata, trova le sue radici in precedenti grandi eventi espositivi, tra cui la mostra in palazzo dei Diamanti nel 1974, senza trascurare le mostre a Roma, in palazzo Barberini, a Pisa, Grosseto e Alessandria e naturalmente i riconoscimenti a livello internazionale, Spagna, Francia e USA soprattutto. Altro aspetto che fa di quest’antologica un evento di primo piano meritevole di una visita è la possibilità di entrare in diretto contatto non tanto con le sue opere (circa un settantina, con grande spazio lasciato a svariati inediti) quanto con il “modus operandi”, altra espressione latina che indica le modalità e i tempi di creazione di un’opera: grazie all’obiettivo del fotografo Alberto Givanni, che per la prima volta ha potuto ritrarre il maestro al lavoro nel suo atelier, potremo comprendere, guardando gli scatti proiettati a ciclo continuo in mostra, quanto di profondo vi sia nelle sue opere, e dare un senso a quel “continuo divenire”, vera cifra stilistica peculiare di quest’autore.
Contatti
Lisa Fabbri
lisafabbri2005@yahoo.it
 
 
Torna ai contenuti